Mette Homar

Conosciamo Mette Homar, la pittrice danese “dinamica”

L’arte visiva, lo sappiamo, è passata in secondo piano nel corso del Novecento, e oggi certamente nella cultura pop rientrano più facilmente fotografi, grafici e architetti, mentre meno coloro che fanno uso della pittura. Quest’ultima, però, non è scomparsa e anzi continua a reinventarsi. Quella di Mette Homar, pittrice danese che si sta facendo notare, è fatta di paesaggi colorati, su carta, caratterizzati da tanto movimento e dinamismo.

Curioso il background della Homar: una serie di esperienze molto interessanti, e che di conseguenza rendono interessanti e a più dimensioni le sue opere. Cerchiamo di saperne di più!

Il background movimentato e colorato di Mette Homar

Complessa e diversificata è la formazione della Homar, che non chiarisce dove è nata anche se possiamo presupporre nei dintorni di Koliding, nel Syddanmark (Regione della Danimarca Meridionale). La prima formazione che lei stessa dichiara sul suo sito ufficiale, dal quale è possibile acquistare le sue creazioni, riguarda la Design School di Kolding, una caratteristica località nello Jutland meridionale sita sul Kolding Fjord. Qui, frequenta il Dipartimento di Ceramica e Graphic Design, spostandosi l’anno dopo all’Istituto di Design che le ha permesso di fare un interscambio con l’Università di Göteborg, presso la quale ha frequentato la Facoltà delle Belle Arti e il Programma di Fotografia.

Tornata in Danimarca, ha completato la sua formazione alla Design School di Kolding nel Dipartimento di Comunicazione Visiva, con laurea magistrale in Graphic Design & Illustrazione conseguita nel 2001. Dopo la laurea, si è spostata a San Francisco, per circa 8 anni,  lavorando come Graphic Designer per un piccolo studio di design chiamato “Barretto-co”. Un’esperienza sicuramente formativa, e che si ritrova tutt’oggi nelle sue opere d’arte, ma che non la soddisfava appieno. Nel 2009 decide quindi di tornare in Danimarca, questa volta nella Capitale Copenhagen, perfezionando la sua capacità di pittrice alla Kunstskolen Spektrum København, una celebre scuola d’arte nella città.

Dal 2016 al 2020 ha sempre organizzato delle mostre. Nel 2016 è partita con una mostra collettiva a Odense, organizzando poi altre esibizioni per lo più a Copenhagen, ma anche a Helgenæs, sempre in Danimarca. Nel 2019 ha allestito una mostra collettiva in Lettonia, presso il Mark Rothko Art Centre di Daugavpils. 

Le opere di Mette Homar si distinguono per la combinazione di tecniche diverse e di tanti colori, che omaggiano sia la natura  ancora molto selvaggia, ma in un certo senso ordinata, dello Jutland, sia le sue esperienze personali. Con le sue opere esprime esperienze interiori che esteriori, andando a toccare il punto debole di entrambe, o il punto in comune. I paesaggi di Mette Homar non sono per niente statici, fermi nel tempo, ma al contrario sono sempre in movimento, espressione di una soggettività e di una mente sempre attiva che tutti, non solo lei, abbiamo.

Uno stile veloce e dinamico, come i suoi paesaggi

Proprio per via della sua lunga formazione grafica, la stessa Mette Homar ammette che i suoi primi anni di pittura sono stati tecnici, un periodo in cui ha avuto modo i provare in modo accurato tutti i materiali. La sua idea era quella di avere una combinazione di fondi che le permettessero di esprimersi nel modo più libero, e soprattutto lontano dai processi di sviluppo lenti – tipici della pittura – da lei considerati vincolanti. I due anni di ricerca hanno portato i loro frutti, e infatti tutte le creazioni della pittrice danese sono fatte con pastello ad olio su carta.

Le prime opere, non è un caso, sono delle composizioni geometriche, evidenza di una Mette Homar ancora molto legata al suo passato “digitale”. Negli anni, però, è passata a ritratti ed elementi della natura, a dipingere “ciò che aveva di fronte”. Ultimamente, invece, il suo stile si è fatto più espressionista, ancora più libero da vincoli e più legato all’esperienza interiore.

Se la ricerca del materiale è stata tecnica e meticolosa, quella stilistica si deve a pura sperimentazione: è infatti sperimentando che l’artista ha trovato i colori e le combinazioni cromatiche con cui lavora di più e più in sintonia con la sua “tavolozza emotiva”: nelle sue creazioni, infatti, il blu e le sue sfumature sono onnipresenti, e il giallo viene subito dopo. In generale, salvo appunto il giallo e pochi altri, le tonalità sono decisamente fredde, espressione non solo delle sue emozioni, ma anche della Danimarca.

Molto interessante è poi la scelta di lavorare con più strati di colore, un modo che serve a dare prima di tutto più movimento, ma anche profondità e tattilità. La Homar adora, in tal senso, combinare i colori fino al punto in cui si annullano a vicenda, aggiungendo nuovi strati sopra. Un modo, come lei dice, di rendere le tonalità più varie e approfondite – oltre che profonde.

Si è detto che nelle ultime opere, Mette Homar si è concentrata sui paesaggi: da un inizio di “paesaggio interiore” è passata a una combinazione di paesaggi interiori ed esteriori astratti, scelta dovuta a una malattia della figlia (un nodulo sulle ghiandole salivari), nonché dalla sua decisione di lasciare Copenhagen per trasferirsi in campagna. Un ritorno alle origini, visto che – ricordiamo – la Homar viene dalla campagna del Syddanmark.

Mette Homar

L’esperienza della figlia, in particolare, è stata dolente: il giorno dell’intervento, il medico le ha detto di non sapere quanto fosse grave fino a dopo l’operazione, che fortunatamente è andato bene, senza che i medici riscontrassero qualcosa di maligno. Ma la vicenda è stata così violenta, a livello emotivo, che nonostante il lieto fine ha provocato nell’artista una crisi, con momenti di ansia e voglia di auto-isolarsi.

Djursland

L’esperienza della figlia si è unita al trasferimento da Copenhagen a Djursland, nella penisola dello Jutland, tra la foresta e il mare. Uno spostamento spinto dalla volontà di avvicinarsi alla natura, definitiva transizione della sua arte da elementi floreali ad aspetti più ampi, sempre uniti alla figlia fusa, letteralmente, con la natura e le sensazioni che a lei si collegano.

Djursland è stata, per Mette Homar, la guarigione, e il suo dipingere è il suo esprimere il suo senso di gratitudine per questa salvezza. I suoi dipinti esprimono spazi psicologici e fisici, sempre aperti all’interpretazione – per questo le sue mostre sono spesso collettive e interattive.

Gli ultimi lavori hanno per la stessa artista un significato speciale, e più importante rispetto ai primi: l’intervento della figlia e il conseguente trasferimento a Djursland hanno provocato in lei un cambiamento significativo sia a livello personale che artistico, senza però tralasciare in passato. Sono, in effetti, una combinazione degli anni precedenti e dei diversi approcci da lei scelti nelle sue rappresentazioni.

Oggi Mette Homar si sta concentrando su un ulteriore sviluppo della sua tecnica e della sua espressione artistica, e sta lavorando ad una serie di opere collegate in vista di una grande mostra nel corso di questo 2021 – ora che tutto sta lentamente riaprendo – o nel 2022, ma non c’è ancora nulla di ufficiale.

Tuttavia, è possibile vedere i processi creativi di Mette Homar sul suo profilo Instagram ufficiale, e per acquistare le sue opere è possibile inviarle un messaggio in Direct, o contattarla all’indirizzo mette.homar@gmail.com. 

 

Altre storie
russ
I “russ” e la festa tradizionale degli studenti norvegesi