Thelma di Joachim Trier

Thelma di Joachim Trier: il film sulla paura e sul dubbio

In questo articolo parleremo del film Thelma di Joachim Trier, una pellicola uscita nel 2017 frutto di una coproduzione tra Norvegia, Danimarca, Svezia e… Francia! Un film molto importante che punta tutto sulla fotografia e sulle immagini, per parlare del contrasto sia tra provincia e città sia tra educazione impartita ed esperienze di vita di un post-adolescente all’università.

Joachim Trier, nato a Copenhagen il 1 Marzo del 1974 ma trasferitosi fin da bambino a Oslo, è uno dei registi scandinavi più di successo degli ultimi anni. In adolescenza si è distinto come skateboarder, dimostrando però al contempo una forte propensione alla cinematografia e alla ripresa video: infatti, si divertiva a produrre dei brevi filmati sul suo skateboard. A Vent’anni ha deciso di frequentare l’European Film College di Ebeltoft, in Danimarca, spostandosi poi in Regno Unito per frequentare la National Film&Television School.

Il primo film interamente diretto da lui è Reprise, che parla di due aspiranti scrittori e della loro relazione e che ha vinto il Premio Amanda al Norwegian International Film Festival, nonché premi importanti ai festival del cinema di Istanbul, Toronto, Milano e Rotterdam. Nel 2011 esce Oslo, 31. August proiettato anche al Festival di Cannes dello stesso anno. Il film, da molti considerato un adattamento di The Fire Within di Louise Malle con però spostamento da Parigi a Oslo, è stato elogiato dalla critica e addirittura inserito tra i primi 10 film più belli del 2012. Nel 2015 esce nelle sale il suo primo film in lingua inglese, Louder Than Bombs, con protagonista Jesse Eisenberg e candidato alla Palma d’Oro di Cannes del 2015.  Thelma, oggetto di questo articolo, è uscito nel 2017 e ha vinto ben 15 premi in diverse manifestazioni, tra cui nuovamente il Norwegian International Film Festival, il Lubecca Nordic Film Days e il San Diego Film Critics Society.

Thelma di Joachim Trier

Tipico del cinema di Joachim Trier è una forte attenzione alla memoria e all’identità, che significa per lui una concentrazione quasi assoluta sulla psicologia del personaggio, sul suo vissuto, sulle sue paure e repressioni. Molto importante, soprattutto in Thelma, è la componente LGBT: persino in una società così progredita come quella norvegese, infatti, la rigida educazione religiosa può produrre diversi danni.

Thelma di Joachim Trier: un thriller che non sembra thriller

Thelma di Joachim Trier rientra perfettamente nei thriller-horror d’autore degli ultimi anni, che si presentano con delle trame complesse e sviluppate, e un’estetica davvero piacevole, spesso a contrasto con quello che rappresentano. Ma, soprattutto, i thriller recenti si concentrano sempre più su orrori lontani dal classico pazzo furioso e più realistici. Esempi recenti fuori dal cinema scandinavo sono Get Out di Jordan Peele, uscito nello stesso anno e concentrato sul razzismo; e Nocturn Animals di Tom Ford concentrato invece sulla violenza domestica (ma non quella che ci si aspetta), entrambe pellicole molto valide e consigliate.

Thelma è il nome della protagonista, interpretata da Eili Harboe, che viene inizialmente mostrata bambina e indifesa nelle braccia di suo padre, il quale pare voglia disfarsene ma non si dimostra abbastanza coraggioso per farlo. Il rapporto col padre è centrale e fondamentale nel film, che pian piano, in un lento ma progressivo zoom su Thelma, andrà a rivelare e a spiegare in tutte le sfaccettature.

Come detto, il film è esteticamente impeccabile, con le immagini che hanno un significato molto importante, più grande spesso di quello delle parole. Immagini che si mischiano in verità e pensieri della ragazza, al punto che come spettatori ci troviamo spesso disorientati proprio perché, concentrati solo sul suo punto di vista, non riusciamo a capire se ci troviamo nella realtà, nel presente, nell’immaginazione, nel sogno. L’immagine è sfruttata in modo molto libero, in ogni dove, e passa continuamente da quello che è lo sguardo della protagonista (non è un caso che la copertina si focalizzi sui suoi occhi) a dei campi lunghissimi incentrati soprattutto su vasti laghi ghiacciati o sulle piazze di Oslo e le sue architetture, anche in questo caso contrastanti tra moderno e quel poco di antico che rimane, finanche a inquadrare insetti o capelli singoli.

Dubbi, mostri, paure

Thelma, man mano che la pellicola procede, dimostra di vivere un conflitto interno, dovuto al fatto che, iscritta all’Università di Oslo, per la prima volta si allontana dalla famiglia, che risiede in mezzo alla natura, isolata e fredda, venendo catapultata nella vita di una città di quasi 700.000 abitanti e fortemente dinamica, moderna e multietnica quale è Oslo.

Thelma di Joachim Trier

Al conflitto si unisce fin da subito il dubbio, su qualsiasi cosa. Vediamo Thelma provare attrazione per persone del suo stesso sesso; vediamo Thelma avere dubbi sull’esistenza di Dio; vediamo Thelma che, come conseguenza, arriva ad avere dubbi riguardo alla sua salute mentale e sulla sua “normalità”, tanto che a lei – e allo spettatore – sembra di avere una sorta di potere psichico che può intervenire sulla realtà e sugli altri individui. Senza che, però, riesca a ottenere una risposta convincente riguardo all’effettiva esistenza di quel potere, che la fa agire quasi inconsapevole, desiderando una distruzione che cerca di evitare.

Fondamentale è la presenza del Serpente. Essendo un film incentrato sul contrasto tra la morale conservatrice e religiosa, rappresentata dal padre e dall’educazione che le ha impartito, e le attrazioni “demoniache” (per il padre), la simbologia del rettile strisciante è piuttosto ovvia: anche in questo caso, si passa da una rappresentazione reale del serpente, semplice animale da allontanare, a una rappresentazione fittizia, in cui il serpente è il “solito” tentatore, ma anche in questo caso da allontanare. Un mostro, meno feroce del mostro che vive dentro Thelma e che la costringerà a fare i conti con il suo passato per darsi (e darci) delle spiegazioni.

Insomma, Thelma di Joachim Trier vuole rappresentare la paura irrazionale, che in quanto tale non ha una forma concreta, non ha solidità ne fondamenta, ma si muta continuamente nelle continue e sempre più martellanti visioni della protagonista, che, alla fine, l’unica cosa di cui ha paura è sé stessa.

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