Patronimico e matronimico
Björk

Patronimico e matronimico in un Paese moderno ma tradizionalista

C’era una volta il patronimico, ovvero l’antico principio con cui si assegnavano i cognomi ai figli. Era un sistema diffuso ovunque, in Europa: lo usavano i Greci, lo usavano i Romani, lo usavano in Italia nel Medioevo. Anche Alighieri è per dante un Patronimico, un mantenimento del genitivo latino: vuol dire in fatti “Di Alighiero”, che era il nome di suo padre. Rimasugli di patronimici ci sono un po’ in tutte le nazioni: cognomi come “De Roberto” in Italia, o più di frequente esempi quali “Larsson” “Frederiksen” in Danimarca, Norvegia e Svezia sono la testimonianza del vecchio sistema onomastico. Un sistema ormai desueto, tranne che in un Paese: l’Islanda, che mantiene il passato, evolvendolo e permettendo di scegliere tra patronimico e matronimico.

La lingua islandese è quella che in assoluto si è meno evoluta dall’antico norreno. Anzi, si può dire che non si sia proprio evoluta, se consideriamo che un islandese moderno è in grado di leggere un testo di epoca vichingo-norrena senza problemi. E sempre per il mantenimento dell’identità dell’antica lingua, importata lì dalle spedizioni o fughe dei Vichinghi dalla Norvegia (specie dopo l’unificazione ad opera di Harald Bellachioma), il sistema islandese mantiene ancora il patronimico.

Come funzionano patronimico e matronimico islandesi

Va detto che non tutti gli islandesi hanno un patronimico, per diversi motivi: per esempio, il celebre musicista Ólafur Arnalds non ce l’ha, in quanto “Arnalds” non è un cognome d’arte ma il suo vero cognome. La ben più nota cantante Björk, invece, è l’esempio più celebre di patronimico islandese: infatti, all’anagrafe è Björk Guðmundsdóttir, ovvero “Figlia di Guðmund”; Anche il cognome di Daði Freyr è un patronimico: Pétursson. Inoltre, oggi nella nazione dove la parità dei sessi è ai livelli più alti del mondo, esiste anche il matronimico: ovvero, alcune famiglie scelgono di usare il nome della madre e non quello del padre.

Patronimico e matronimico

La formazione del patronimico è molto semplice: Si prende il nome del padre (o della madre) declinandolo al genitivo (che in tutte le lingue scandinave consiste in una “s”) e gli si affianca la parola “son” (figlio), nel caso di un maschio, o “dóttir” (figlia). Riprendendo l’esempio della cantante elettropop islandese: il padre si chiama Guðmund, al genitivo Guðmunds, e per ottenere il patronimico è stato aggiunto il termine “dóttir”, con il risultato di Guðmundsdóttir.

Lo stesso vale per i figli di Björk. Una figlia, avuta insieme all’artista americano Matthew Barney nel 2002, ha come cognome un matronimico – segno di quanto Björk tenga alle tradizioni islandesi: si chiama infatti Ísadóra Bjarkadóttir. Il primo figlio di Björk, nato nel 1986, si chiama invece Sindri Eldon Þórsson, dal nome del padre Þór Eldon.

Nessuna confusione

Per alcuni questo potrebbe essere un problema, perché come tutti i Paesi anche l’Islanda ha i suoi nomi più diffusi. E in effetti, tante persone in Islanda hanno lo stesso cognome, ma in realtà questo non è un grande problema: primo perché la popolazione è poca, e poi perché in Islanda (come in tutta la Scandinavia) si usa darsi sempre del “tu” e chiamarsi per nome, anche con persone più anziane o sconosciute. Inoltre, sono tanto usati i soprannomi e i nomignoli.

Ólafur Arnalds

Gli unici che rimangono confusi da patronimico e matronimico sono gli stranieri. Primo perché, come se non fosse già abbastanza strano, la legge islandese permette ai cittadini di usare il nome di battesimo della madre come loro cognome; secondo perché negli elenchi telefonici islandesi, le persone sono ordinate non per cognome, ma per nome. La scelta diventa molto difficile: ma gli islandesi sono talmente pochi, che negli elenchi di fianco al nome c’è scritta anche la professione!

Non a caso, spesso gli islandesi possono avere problemi all’estero, in paesi che non siano Scandinavi e nei quali gli agenti doganali non sono a conoscenza del sistema di nomi dell’Islanda: infatti, tendono ad aspettarsi che i figli abbiano lo stesso cognome dei genitori, i quali naturalmente invece portano un cognome diverso. Insomma, bisogna fare un po’ l’abitudine a questo sistema decisamente ancestrale ma molto affascinante!

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