Work Life Balance

Work Life Balance: in Danimarca il lavoro non è tutto

Come lavorare meno significa lavorare meglio

La Danimarca è un paese moderno ed evoluto. È uno dei paesi con il PIL pro capite più alto del mondo, e uno dei Paesi più efficienti dell’Unione Europea. Oltre a questo, è anche considerato uno dei Paesi più “felici” del mondo, insieme alla Finlandia. Queste caratteristiche, che rendono i danesi molto fieri della loro società, sono permesse dal mantra Work Life Balance, ovvero un mantra che cerca di bilanciare il tempo, dando spazio non solo al lavoro, ma anche alla vita privata, agli interessi, agli hobby e alle relazioni del lavoratore. E, il fatto che funzioni, significa che essere efficienti non vuol dire fare orari lavorativi impossibili.

Questa filosofia, del resto, è tipicamente scandinava e abbiamo già avuto diverse occasioni per conoscerla. La stessa lingua danese ha una parola, hygge (|hüga|), il cui significato non è immediato in italiano – non abbiamo una parola simile – ma il cui concetto significa proprio il godersi il momento, prendersi dei momenti per sé stessi, per rilassarsi. 

Fika

Hygge, per i danesi, è sorseggiare the e dolcetti insieme agli amici e ai propri cari; Hygge, per i danesi, è leggere un buon libro con una bevanda calda nella tazza, che scaldi il momento. Hygge, insomma, è lo stare bene.  C’è anche un aggettivo derivato da questo termine: hyggeligt. Lo si usa per indicare qualsiasi cosa, e il significato è, ovviamente, quello del sostantivo da cui deriva. 

Anche la società svedese, pur avendo più luci-ombre rispetto a quella danese, cerca di appoggiare un concetto simile. In questo caso, lo abbiamo visto parlando di FIKA, il momento tipicamente legato alla merenda – ma non solo – in cui gli svedesi si prendono del tempo per rilassarsi e stare in compagnia.

Anche in questo caso, si tratta di qualcosa di estremamente sentito, importante per la società, al punto che anche le aziende incentivano i loro dipendenti a prendersi dei momenti di FIKA per staccare un po’, rilassarsi e divertirsi. Tutte cose che, nel tempo, hanno dimostrato come un lavoratore meno stressato e, anzi, più felice di recarsi sul posto lavorativo, sia enormemente più redditizio e profittevole di un lavoratore affaticato e stanco.

Work Life Balance: un concetto solo danese?

Questa filosofia danese – e più in generale, scandinava – potrebbe fornire un esempio non solo al resto d’Europa, ma in generale al mondo. Certamente in Italia fare gli straordinari e stare in ufficio fino a tardi è una cosa normale, ma ci sono realtà anche più stressanti e stressate della nostra.

Pensiamo, per esempio, alle società asiatiche della Corea del Sud e del Giappone. Per la prima, il consiglio è di approfondire la società sul sito web Persi in Corea (Anna, l’admin, ha anche un canale YouTube) e di guardare il canale di Seoul Mafia. Entrambi i ragazzi, italiani che vivono in Corea, hanno parlato più volte della vita lavorativa enormemente più stressante della Corea, del bassissimo numero di ferie all’anno, e in generale di orari lavorativi per noi sicuramente più strani.

Work Life Balance

Il Giappone è un caso ancora più emblematico: come riportato da diversi studi e articoli sia di stampa internazionale che nazionale, in Giappone si può morire di lavoro. O meglio, di stress lavorativo. Esiste un termine, Karoshi, che significa proprio “morte per troppo lavoro”, un evento che consiste in un attacco cardiaco dovuto a sforzo e a stress. Anche in questo caso, per approfondire vi invitiamo a consultare il video di Hikikomori Italia, mentre per altre curiosità sulla società giapponese vi rimandiamo ai canali di Eriko Erikottero e di Sebastiano Serafini in Giappone. 

Ad ogni modo, tolti questi due casi quasi “estremi” ai nostri occhi, il concetto di Work Life Balance manca anche nel resto d’Europa. Va detto, però, che anche nel nostro Paese ci sono delle realtà lavorative – soprattutto internazionali, ma non solo – che hanno iniziato a sperimentare questo tipo di lavoro, riducendo gli orari dei dipendenti e notando che, in effetti, i dipendenti che lavorano meno riescono ad essere più efficienti.

Non solo per motivi empatici

Dopo questa lunga, ma necessaria, introduzione, torniamo a noi. In effetti, in Danimarca alle 17.00 la quasi totalità degli uffici sono vuoti. Attualmente, infatti, l’orario lavorativo ufficiale settimanale nel piccolo Paese scandinavo è di 37 ore, ma da dati OCSE più recenti si evince come oggi il danese medio lavori 33 ore circa alla settimana. Per fare un paragone, 33 ore alla settimana da noi sono considerati poco più o poco meno di un part-time.

Nel Paese di Hans Christian Andersen, si inizia a lavorare (circa) alle 8 del mattino (a volte anche alle 9), e si stacca alle 4 del pomeriggio. Il venerdì, poi, si stacca ancora prima, per permettere ai lavoratori di godersi pienamente il weekend. Niente ufficio, mai, il sabato e la domenica. 

Natale in Scandinavia
@noglen.eu

E tante ferie anche in estate: si può anche provare a visitare un ufficio danese le ultime settimane di luglio, ma non si riuscirebbe neanche a entrare. I danesi hanno infatti diritto, legalmente, a 5 settimane di ferie pagate all’anno (anche se dipende dal settore, come da noi), e i danesi se le prendono tutte. C’è chi si prende tutta l’estate, e chi invece – come in Italia sappiamo bene – le divide tra tarda primavera ed estate, in modo da poter staccare più volte all’anno.

Questi orari, che sicuramente in Italia sono guardati spesso con un misto di ammirazione e invidia, si devono però non solo a motivi culturali, ma anche climatici. Il lungo inverno danese fa sì che sia quasi obbligatorio rientrare molto presto a casa, a causa di temperature (e soprattutto venti) che rendono un po’ ostica la vita fuori casa. 

Seppure, soprattutto a Copenhagen e Aarhus e nelle città grandi, ultimamente le cose siano cambiate, è anche vero che fino a pochissimi anni fa, anche nella Capitale negozi, caffè e musei chiudevano tra le 16.00 e le 17.00 (d’inverno è ancora così) e i ristoranti chiudevano e chiudono alle 22.00. La situazione oggi è leggermente diversa, e ci sono sicuramente pub ma anche ristoranti (sopratutto di origine straniera) che rimangono aperti anche fino a tarda notte. Però sicuramente, un clima freddo ha sempre fatto preferire un rientro a casa in orari ancora adatti – visto e considerato che i danesi si muovono in bicicletta. 

Il Work Life Balance non vede bene gli straordinari

Certamente, la società danese ha approfittato di questa sua particolare condizione per incentivare le persone a lavorare meno, ma meglio. Less is more, un altro concetto tipicamente scandinavo che abbiamo visto con il design di questa regione. Il minimalismo in Scandinavia piace molto, e non si applica solamente all’estetica visiva, ma anche all’estetica filosofica.

E se Less is more, vuol dire che More is bad. La società danese, infatti, non vede molto bene gli straordinari, e addirittura il tipico danese “ti guarda male” se li fai. Il motivo di questo suo giudizio negativo (che ai danesi, lo ammettiamo, viene facile!) È perché se fai gli straordinari significa che non hai fatto in tempo a finire il tuo lavoro. Fare gli straordinari, insomma, è segno di una scarsa capacità di gestire il proprio tempo. 

Work Life Balance
Denmark.dk

Oppure, vuol dire che sei un lecchino: a nessun lavoratore, in Danimarca, viene in mente di restare in ufficio oltre l’orario pattuito solo per fare bella figura. Meglio prendersi del tempo per sé stessi, e fare altro. Gli unici che rimangono fino a tardi sono, naturalmente, gli alti dirigenti e il personale di portineria e pulizia che si deve occupare della manutenzione fisica del luogo di lavoro.

Insomma, i danesi sono grandi lavoratori, concentratissimi in quello che fanno, ma poi non ci vogliono più pensare e vogliono divertirsi. Le persone in Danimarca hanno tantissimi hobby, soprattutto di attività fisica: c’è chi nuota, chi fa stand-up padre (una sorta di surf) o chi approfitta, specialmente in primavera, per andare a fare qualche escursione naturalistica. D’inverno, quando alle 4 in Danimarca è già buio, si preferisce o uscire a cena, o andare a casa magari a stare un po’ con i propri cari.

Un po’ di dati

Tanto tempo per se stessi, quindi, migliora l’attività. Grazie a orari di lavoro più che umani, in Danimarca i dipendenti sono freschi e riposati, cosa che permette di snellire le attività, portate a termine in modo più celere. Non sono cose di poco conto: l’OCSE ha potuto notare come le persone felici e rilassate sono più efficienti del 12%.

In particolare:

  • Solo il 2% dei dipendenti, in Danimarca, ha orari molto lunghi, contro una media dell’11%;
  • I lavoratori a tempo pieno dedicano il 66% della giornata al tempo libero e alla cura di sé (la media OCSE è del 63%)

Infine, Work Life Balance indica anche equilibrio sociale. Sappiamo molto bene che la società danese è una delle più paritarie non in Europa, ma nel mondo, davanti alla Svezia, per esempio, e preceduta solo da pochi Paesi, come la Norvegia e l’Islanda.

 

In Danimarca, quindi, le donne hanno più opportunità che in altri paesi di intraprendere una carriera di successo, riuscendo a bilanciarla con la vita familiare grazie a orari di lavoro ridotti. Per intenderci, il 72% delle donne danesi ha un lavoro retribuito fuori casa, contro una media OCSE di appena il 59% (è poco più della metà).

Anche in questo, l’Italia – che in alcune delle sue regioni, come la Calabria, vede meno di 1 donna su 2 con un lavoro retribuito – dovrebbe guardare alla Danimarca e, in generale, all’Europa. Primo perché impiegare le donne significa impiegare metà del Paese, arricchendolo. Secondo, perché due persone con un lavoro, in un nucleo familiare, aumentano la parità sociale ed economica. 

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